Certificato di analisi nelle materie prime agricole: cosa dovrebbero verificare i buyer B2B

Il certificato di analisi fornisce informazioni importanti sulle caratteristiche qualitative, chimiche e microbiologiche di una materia prima agricola. Per valutarlo correttamente, il buyer deve verificare il collegamento con il lotto, i parametri analizzati, i metodi utilizzati e i requisiti del mercato di destinazione.

Nel commercio internazionale di legumi, cereali, semi, pseudocereali e frutta secca, il Certificate of Analysis, comunemente abbreviato in COA, è uno dei documenti più importanti per valutare una fornitura.

Il certificato di analisi riporta i risultati delle prove effettuate su un campione e consente al buyer di confrontare alcune caratteristiche del prodotto con le specifiche contrattuali e con i requisiti applicabili nel mercato di destinazione.

La presenza di un COA, tuttavia, non rappresenta da sola una garanzia assoluta. Il documento è realmente utile soltanto quando può essere collegato con precisione al lotto acquistato, deriva da un campionamento adeguato e contiene risultati pertinenti e interpretabili.

COA, scheda tecnica e certificazione non sono la stessa cosa

La scheda tecnica descrive normalmente le caratteristiche previste per un prodotto, come origine, calibro, umidità, purezza, confezionamento e condizioni di conservazione.

Il certificato di analisi presenta invece risultati ottenuti attraverso prove effettuate su un determinato campione. Una certificazione, come quella biologica o relativa a un sistema di gestione, riguarda infine la conformità a uno specifico schema o standard.

I tre documenti possono completarsi, ma non sono intercambiabili. Il COA non certifica automaticamente l’intera azienda e la scheda tecnica non dimostra, da sola, che uno specifico lotto sia conforme.

Il primo controllo riguarda il lotto

Prima di esaminare i valori, il buyer dovrebbe verificare che il certificato si riferisca realmente alla merce oggetto della fornitura.

Il documento dovrebbe permettere di identificare chiaramente il prodotto, il numero di lotto, la data del campionamento o dell’analisi e, quando pertinente, l’origine e l’annata del raccolto. Questi elementi devono essere coerenti con i documenti commerciali, la tracciabilità e le indicazioni presenti sulla merce.

La normativa europea stabilisce che la rintracciabilità degli alimenti debba essere assicurata durante tutte le fasi della produzione, trasformazione e distribuzione. Il collegamento tra COA e lotto rappresenta quindi un elemento essenziale della gestione documentale.

Un rapporto privo di riferimenti sufficienti potrebbe essere tecnicamente corretto, ma non dimostrare le caratteristiche della fornitura effettivamente acquistata.

Quali parametri dovrebbe contenere

Non esiste un unico elenco valido per ogni materia prima. I parametri devono essere definiti considerando prodotto, origine, lavorazione, utilizzo previsto, specifiche concordate e mercato di destinazione.

Per legumi e cereali, il COA può includere caratteristiche fisiche e merceologiche come umidità, purezza, impurità, semi danneggiati, difetti, calibro e uniformità.

A seconda del rischio, possono essere richiesti anche parametri microbiologici, residui di pesticidi, micotossine, metalli pesanti o altre sostanze regolamentate.

Un certificato molto lungo non è necessariamente più affidabile. È più importante che includa i controlli realmente pertinenti e che i risultati siano confrontabili con limiti normativi o contrattuali chiaramente definiti.

Laboratorio, metodo e unità di misura

Il nome del laboratorio, la data dell’analisi, il metodo utilizzato e le unità di misura aiutano a comprendere la qualità e il significato dei risultati.

ISO/IEC 17025 è lo standard internazionale di riferimento per la competenza, l’imparzialità e il funzionamento coerente dei laboratori di prova e taratura. Nell’Unione europea, i laboratori designati per i controlli ufficiali devono normalmente operare secondo questo standard ed essere accreditati per i metodi pertinenti, salvo specifiche deroghe previste dalla normativa.

Il buyer dovrebbe comunque controllare non soltanto se il laboratorio è accreditato, ma anche se lo specifico metodo impiegato rientra nell’ambito dell’accreditamento quando questo requisito è necessario.

È inoltre importante distinguere tra “non rilevato” e “assente”. Un risultato inferiore al limite di rilevabilità o quantificazione indica che la sostanza non è stata misurata oltre la capacità dichiarata del metodo; non dimostra necessariamente un’assenza assoluta.

Perché il campionamento è decisivo

Anche un’analisi tecnicamente corretta può produrre un’informazione poco rappresentativa se il campione non descrive adeguatamente il lotto.

Il Codex Alimentarius pubblica linee guida specifiche sul campionamento, mentre il Regolamento (UE) 2017/625 richiede, nell’ambito dei controlli ufficiali, che campioni, manipolazione ed etichettatura assicurino validità legale, scientifica e tecnica.

Questo aspetto è particolarmente importante nelle grandi forniture e quando il pericolo può essere distribuito in modo irregolare. Il COA dovrebbe quindi essere valutato insieme alle informazioni disponibili sul piano di campionamento.

Come interpretare correttamente i risultati

I risultati devono essere confrontati con la specifica contrattuale e con la normativa applicabile nel Paese in cui il prodotto sarà importato, trasformato o venduto.

Anche la forma del prodotto è rilevante: i limiti possono variare in base alla categoria alimentare, alla destinazione d’uso e alla matrice analizzata. Occorre inoltre prestare attenzione al metodo, alle unità di misura, ai limiti di rilevazione e, nei casi pertinenti, all’incertezza di misura.

Il COA non dovrebbe essere letto come un semplice documento con la dicitura “pass” o “conforme”. Il suo valore dipende dalla coerenza tra lotto, campione, parametri, risultati e requisiti applicabili.

Dal documento alla gestione consapevole della fornitura

Un certificato di analisi ben strutturato contribuisce a ridurre incomprensioni e contestazioni, ma non sostituisce la qualificazione del fornitore, la tracciabilità, le specifiche contrattuali e un piano di controllo basato sul rischio.

SAG Pulses BV opera nel commercio internazionale di legumi, cereali, semi, pseudocereali, frutta secca e altre materie prime agroalimentari, collegando origini produttive e mercati di destinazione.

L’attenzione alla documentazione, alle specifiche e alle caratteristiche di ciascuna fornitura contribuisce a costruire rapporti commerciali più trasparenti e adatti alle esigenze del mercato B2B.

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