Un mercato in cui il prezzo racconta solo una parte della storia
Nel commercio internazionale dei legumi, il prezzo della materia prima è sempre stato influenzato da produzione, disponibilità, domanda internazionale e scorte.
Nel 2026, tuttavia, a questi fattori si aggiunge un livello di complessità particolarmente elevato.
Conflitti geopolitici, costi energetici, condizioni climatiche e difficoltà lungo alcune delle principali rotte commerciali mondiali stanno modificando il modo in cui gli operatori valutano un acquisto.
Secondo la FAO, il Food Price Index ha raggiunto 133,3 punti nell’agosto 2026, con un aumento dell’1,9% rispetto a luglio e del 2,5% rispetto all’anno precedente. Tra i fattori che hanno contribuito alla crescita figurano condizioni climatiche avverse, il conflitto in Medio Oriente e le difficoltà logistiche nell’area del Mar Nero.
Non significa necessariamente che tutte le commodity agricole si muovano nella stessa direzione. Significa invece che il mercato sta incorporando nuovamente un maggiore risk premium.
Per chi acquista legumi a livello internazionale, questo rende necessario guardare oltre il semplice prezzo FOB.
Mar Nero, Mar Rosso e Hormuz: tre punti critici del commercio internazionale
Nel settembre 2026 il World Food Programme ha richiamato l’attenzione su una situazione particolarmente delicata: tensioni e conflitti stanno interessando contemporaneamente Mar Nero, Mar Rosso e Stretto di Hormuz.
Si tratta di tre aree strategiche per la circolazione globale di alimenti, carburanti e fertilizzanti.
Il Mar Nero resta uno dei principali corridoi mondiali per il commercio agricolo. Il Mar Rosso e il Bab el-Mandeb rappresentano invece un collegamento fondamentale tra Asia, Europa e Mediterraneo attraverso il Canale di Suez. Lo Stretto di Hormuz è cruciale soprattutto per energia e fertilizzanti.
Quando questi punti di passaggio vengono sottoposti contemporaneamente a pressione, l’impatto non riguarda soltanto le merci direttamente provenienti dalle aree interessate.
Aumentano anche l’incertezza sui tempi di consegna, i costi assicurativi, il bunker fuel e, in alcuni casi, la necessità di ricorrere a rotte alternative.
Il costo dell’energia entra nel prezzo della commodity
A settembre il Brent ha superato nuovamente i 100 dollari al barile, mentre le tensioni in Medio Oriente hanno continuato a condizionare i flussi energetici internazionali. Il 15 settembre Reuters riportava il Brent intorno a 105 dollari al barile dopo nuovi attacchi alle infrastrutture energetiche saudite.
Per il settore agroalimentare, il collegamento è diretto.
Il diesel viene utilizzato durante la produzione agricola e il trasporto terrestre. I combustibili marittimi incidono sul freight. Energia e gas sono inoltre strettamente collegati alla produzione e al costo dei fertilizzanti.
Ciò significa che anche quando il prezzo della commodity all’origine rimane relativamente competitivo, il landed cost può evolvere in maniera molto diversa.
Cosa sta accadendo nel mercato dei pulses
I dati sulle lenticchie mostrano bene perché sia necessario evitare letture semplicistiche.
Il Canada è uno dei principali attori mondiali del settore. Nella campagna 2025/26, il prezzo medio canadese delle lenticchie è sceso del 37%, fino a circa 500 dollari canadesi per tonnellata, principalmente a causa delle elevate disponibilità e dell’aumento delle scorte.
Per il 2026/27, però, Agriculture and Agri-Food Canada prevede che la produzione canadese diminuisca del 26%, attestandosi intorno a 2,5 milioni di tonnellate. Le quotazioni medie sono pertanto previste in aumento rispetto alla campagna precedente.
Una dinamica simile emerge per i piselli secchi: dopo prezzi medi inferiori del 26% nel 2025/26, la produzione canadese 2026/27 è prevista in calo del 20%, a circa 3,15 milioni di tonnellate.
I ceci mostrano invece quanto ogni prodotto debba essere analizzato singolarmente: nonostante una produzione canadese prevista in diminuzione, le elevate scorte disponibili continuano a esercitare pressione sui prezzi.
La conclusione è chiara: non esiste un’unica direzione per il mercato dei legumi.
Produzione, carry-over stocks, domanda internazionale, qualità e condizioni commerciali devono essere valutate prodotto per prodotto e origine per origine.
Anche la qualità può diventare un fattore di prezzo
Alle variabili geopolitiche si aggiunge il clima.
Il 15 settembre 2026, le piogge persistenti nelle principali aree agricole del Canada stavano rallentando significativamente il raccolto. In Saskatchewan, al 7 settembre, era stato raccolto circa il 27% delle colture contro una media quinquennale del 58%.
Le preoccupazioni non riguardano esclusivamente la quantità, ma anche la possibile perdita di qualità di cereali e pulse crops rimasti a lungo nei campi in condizioni umide.
Per un buyer, questo aspetto può essere altrettanto importante del volume complessivamente disponibile.
Un mercato può infatti disporre di stock sufficienti in termini quantitativi, ma presentare una minore disponibilità di determinate qualità, calibro o specifiche.
FOB price e landed cost non sono la stessa cosa
È probabilmente questa la distinzione più importante nell’attuale scenario.
Un prezzo FOB competitivo non equivale necessariamente a un approvvigionamento competitivo.
Il costo reale deve includere:
- freight e bunker fuel;
- assicurazione;
- eventuali deviazioni delle rotte;
- movimentazione portuale;
- tempi di transito;
- rischio valutario;
- disponibilità della qualità richiesta;
- condizioni di pagamento;
- affidabilità del fornitore.
Due offerte con lo stesso prezzo per tonnellata all’origine possono quindi generare costi finali e livelli di rischio molto diversi.
Per questo motivo il landed cost, insieme alla sicurezza dell’approvvigionamento, sta diventando un parametro sempre più importante nelle decisioni di procurement.
Diversificare l’approvvigionamento significa gestire il rischio
In un mercato più volatile, diversificare non significa semplicemente trovare il prezzo più basso in più Paesi.
Significa poter valutare origini differenti, finestre di raccolta, disponibilità, caratteristiche qualitative e opzioni logistiche alternative.
Per importatori, distributori e industrie alimentari, una supply chain diversificata consente di reagire più rapidamente quando una determinata origine presenta problemi climatici, logistici o commerciali.
La capacità di adattamento diventa quindi parte integrante della strategia di acquisto.
Guardare oltre il prezzo
Il 2026 sta ricordando al settore agroalimentare una lezione fondamentale: il prezzo di una commodity non può essere analizzato isolatamente dal sistema che permette a quella commodity di arrivare a destinazione.
Per il mercato internazionale dei legumi, produzione e domanda continueranno naturalmente a rappresentare i principali fondamentali.
Ma freight, energia, qualità, geopolitica, disponibilità delle rotte e affidabilità della supply chain stanno assumendo un peso crescente.
Per i buyer, la domanda non è quindi più soltanto “qual è il prezzo per tonnellata?”
Sempre più spesso la domanda corretta è:
“Qual è il costo reale, e il rischio reale di portare questa merce fino a destinazione?”